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Descrizione

Il Brich di Zumaglia, ad una altitudine media di 600m, si estende per più di quarantaquattro ettari tra il comune di Zumaglia e di Ronco Biellese. Sulla sommità sorge l'omonimo castello, il quale gode di una vista sulla pianura sottostante e sulle Prealpi Biellesi.
Il Brich sorge nel 1291, nonostante si tramandi che fu edificato su una costruzione già esistente edificato molti anni prima. Tra i cambiamenti quello più significativo, fu a distanza di circa quarant’anni, quando il vescovo di Vercelli Lombardo della Torre e potente signore della zona lo potenziò.
Nel 1556 però il castello fu vittima di un bombardamento delle truppe di Enrico II di Francia che lo distrusse. 
L'attuale edificio è più recente, sorge sui ruderi di quello originario e venne fatto ricostruire dall'Onorevole Vittorio Buratti.
Per accedere al Parco è possibile utilizzare i due ingressi situati uno nel Comune di Zumaglia e l’altro nel Comune di Ronco Biellese.  
 

ONOREVOLE VITTORIO BURATTI 
“Costituisca per le generazioni che verranno un simbolo di volontà, una luce di bene e le pendici che la circondano, nella feconda rinascita agreste, possono moltiplicare il trionfo di un disegno d’armonia e bellezza” 
Queste sono le parole con cui Vittorio Buratti, autore di questa sistemazione paesaggistica, salutò nel 1942 dopo aver attuato una globale trasformazione del luogo alla riscoperta della storia e dei ruderi presenti.
Tale frase è anche leggibile  in una epigrafe nei pressi del castello. In quegli anni si fecero restaurare i ruderi dell’antico castello e si inglobarono nelle fondamenta del nuovo maniero, con l’obiettivo sia di proteggerli dalle avversità climatiche e sia per compiere un’operazione altamente simbolica. Questo intervento drastico che ha cambiato il paesaggio, non snaturò completamente l’esistente, ma lo valorizzò rendendolo un chiaro esempio di restauro paesaggistico. Si rispettò il luogo e si riutilizzò materiale già presente in loco. 
Tra i cambiamenti attuati, si recupera l’idea dei vigneti. Infatti, nel passato presso il castello si produceva vino ed era anche usata come riserva alimentare fortificata come testimonia una leggenda che descrive come durante un incendio si utilizzò il vino per spegnerlo. 
Questa struttura, si tramanda che non fu solamente usata per questo scopo, ma anche per difesa e a garanzia di fedeltà cristiana per agire da sentinella sulla sacra conca di Oropa. 
Buratti, dopo molteplici analisi, si occupò di questo luogo anche con lo scopo di avvalorarlo turisticamente parlando. Infatti, era convinto che il recupero si poteva fondere con la vocazione turistica che il luogo aveva nella sua capacità di attrazione d evocazione. 
Proprio in quegli anni si decise di inserire dei monumenti sul percorso che giunge al castello, sopratutto nei luoghi più panoramici. 

Il castello è attualmente costituito da un grande salone, con piccoli locali e sotterranei, ove è ubicata una grande cisterna per la raccolta dell'acqua piovana, un maestoso  terrazzo e la torre da cui si gode di una fantastica vista sui territori circostanti.

 

VEGETAZIONE
Attuando un cambiamento sul paesaggio si decise di agire anche sulla vegetazione a cui si diede un aspetto mediterraneo aggiungendo cedro del libano, pini domestici, cipressi, lecci, eleagni e corbezzoli. 

La vegetazione attuale si divide in:

  • popolamenti di latifoglie dove prevalgono castagni e aceri di monte
  • popolamenti di conifere artificiali, presenti soprattuto nel versante settentrionale e costituiti prevalentemente da abeti rossi
  • popolamenti di neoformazione, nel quale prevalgono specie d’invasione autoctone quelli la robinia, l’ailanto, la faloppa japonica e la buddleja davidii
  • popolamenti ad arbustus unedo, famoso per essere diventato il simbolo dell’unità nazionale durante il periodo rinascimentale
  • popolamenti filiali di cipresso, i quali evocano per antonomasia il paesaggio medioevale italiano della campagna toscana
  • popolamenti di pino domestico, i quale è considerato tra i più spettacolari del mediterraneo per il suo portamento e l’architettira dei suoi rami. 
  • cespuglietti di viburnum tinus, sottobosco che si adatta facilmente anche in luoghi aridi
  • popolamenti di eleagnus pungens, originaria del Giappone, ma particolamentente resistente al freddo e alla siccità 


Foto

Il Brich di Zumaglia



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